” Confessioni di un mangiatore di oppio” estratto dell’autobiografia dell’inglese De Quincey traduttore Fabrizio De Priamo. A cura di Graceful Books.

Link http://youtu.be/cKzFVFK1E3c della video presentazione : “Confessioni di un mangiatore di oppio” estratto dell’autobiografia dell’inglese De Quincey, composta tra il 1801 e il 1819. Traduttore Fabrizio De Priamo. 

Oggi vi presento il primo libro di una nuova collana editoriale: I classici dell’ebrezza. Il direttore di collana è Fabrizio De Priamo, per la casa editrice romana Opposto di Virginia Foderaro. Il titolo è: “Confessioni di un  mangiatore di oppio” estratto dell’autobiografia dell’inglese De Quincey, composta tra il 1801 e il 1819. Si tratta di un classico della letteratura inglese dell’Ottocento e uno dei primi diari dedicati in epoca moderna all’influsso delle droghe sulla psiche e la personalità. De Priamo ha ritradotto il testo per un uso adatto al pubblico italiano dei nostri giorni. In copertina troviamo un disegno di Giuliano Marin tempera e matita su carta da imballaggio, 2011. La fotografia è di Abbrescia-Santinelli. La collana “I classici dell’ebrezza” ha l’ambizioso compito di di riunire i  maggiori scrittori degli ultimi tre secoli che abbiano scritto sotto alterazione indotta da sostanze psicotrope o alcool, o da particolari stati mentali e dello spirito non necessariamente riconducibili a fattori esterni. Nel saggio che presenta la collana, Fabrizio De Priamo si  rivolge al lettore con i toni amichevoli di una lettera, esattamente come aveva fatto De Quincey duecento anni prima nella sua autobiografia. Secondo alcuni tra i maggiori pensatori dell’800, l’uomo ha bisogno dello stato di ebrezza: lo muove il desiderio di andare oltre la realtà dentro la quale vive, e cioè rischiare la salute mentale e fisica passando anche attraverso il ricorso a farmaci o a droghe che possano lenire artificialmente e artificiosamente il suo status di sofferenza. Il mito di Dioniso, nato in Grecia, entra di diritto nel tema dell’ebrezza moderna. Dioniso è il dio del vino importato dalla Tracia e lodato nel Peloponneso, tramite banchetti e rituali popolari che sfociano in orge, flagellazioni e sacrifici umani e flagellazioni. Nel suo saggio, De Priamo propone una classificazione del modo di avvicinarsi alla cultura dell’ebbrezza, ricorrendo a tre grandi filoni: la via proposta da Zolla, autore contemporaneo largamente citato nella presentazione, che sostiene che l’intero ciclo della civiltà sia leggibile attraverso l’uso generale delle droghe. Quella proposta da Leary, legata all’alterazione prodotta dalla combinazione di cibernetica e droghe psicotrope. E quella “psicoanalitica”, introdotta da Hillman, soprattutto nel suo “Saggio su Pan”.
 Anche una riflessione di Nietzsche trova spazio nelle pagine di De Priamo e serve quasi a motivare la nascita di questa coraggiosa collana, concepita non per caso in un periodo storico di crisi sia economica che culturale. Nietzsche divide il mondo dell’arte in Apollineo e  Dionisiaco. L’apollineo astratto e irraggiungibile trova e cerca l’ebrezza nell’ispirazione, mentre il Dionisiaco procura anch’esso ebrezza, che non è negativa ma può degenerare in atteggiamenti mercenari. Anche De Priamo parte da questa considerazione di “scuola”, secondo cui Nietzsche amplia la visione del Dionisiaco estendendola alla società in tutte le sue sfaccettature. Infatti secondo la sua tesi tutti ricercano l’ebrezza e non soltanto gli artisti o gli scrittori.

   
   

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